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A volte un fotografo….

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A volte noi fotografi siamo fatti un pò cosi: abbiamo bisogno di allontanarci da tutto quello che ci circonda per raccontare meglio una storia.

A volte diciamo: “tra un attimo torno, devo assolutamente fare una foto!” e poi partiamo armati di cavalletto, macchina fotografica e un paio di obiettivi. Se sei fortunato un pò li hai lasciati a casa per alleggerire lo zaino: hai meno scelta, ma avere dei paletti ti costringe ad adattarti e la cosa ti diverte.

A volte l’attimo per fare una foto comporta una preparazione, non parlo di quella degli anni precedenti, di tutte le foto che hai fatto da quando hai deciso di raccontare storie, no! Parlo di montare il cavalletto, trovare un terreno che sia abbastanza piano, privo di buche, nel buio, armato della sola torcia da campo. Sperando che nessuno si avvicini (ne per espletare i propri bisogni fisiologici ne per altro), lasciandoti da solo in quella bolla, nella tua strana forma di meditazione

A volte catturare quell’attimo significa provare e riprovare a scattare per bilanciare al meglio tempi, diaframmi e Iso, se non sapete di cosa sto parlando dovreste seguire Esperienze Fotografiche. Io ho scelto: 20 secondi, f/4 e Iso 1000.

“Potevi chiudere un pò di più il diaframma visto che si tratta di una foto di paesaggio e allungare i tempi o aumentare l’iso” dirà qualcuno: no! Perché dovevo riprendere una silhouette e volevo mettere a fuoco la casa (no, non sono un piromane) perciò mi andava bene f/4; No! Perché se avessi allungato ulteriormente i tempi avrei rischiato di far diventare le stelle delle piccole striscioline di luce e no perché volevo limitare il rumore della fotografia.

Poi torni a casa e per un pò ti dimentichi di quella fotografia. Fino a quando… non te ne ricordi!!!

E allora a volte apri la fotografia e sai già che per far rendere al tuo scatto quello l’atmosfera che hai vissuto non basterà scaricarlo sul computer: le macchine fotografiche hanno tanti pregi e uno dei migliori è che non potranno mai (spero) vedere quello che vede l’occhio umano

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La fotografia grezza

A volte decidi che perderai del tempo con i software a tua disposizione perché ritrovare quell’atmosfera. Correggi, duplichi livelli, contrasti, desaturi, elimini il rumore e torni indietro.

A volte quel tempo che hai deciso di dedicare ad una singola fotografia sono un paio di ore della tua vita, e lo fai per passione.

Immagina cosa può fare una persona che fa delle proprie passioni il proprio lavoro.

 

Ah, dimenticavo, la foto l’ho scattata la notte di ferragosto, in gita sull’Etna, al Rifugio della Galvarina, ero finito lassù con Morgana e gli amici del WeTribe.

Ecco cosa potreste utilizzare per realizzare uno scatto del genere (postproduzione esclusa):

Vi consiglio anche di utilizzare un telecomando, anche con il filo che costa di meno, per scattare la fotografia, in modo da non generare movimento al momento dello scatto, rovinando la fotografia: può darsi che questi micromossi non si vedano sul display della fotocamera, ma li noterete sul monitor del pc e vi assicuro che non è una bella sensazione. Di seguito ne linko un per Canon, Nikon o Sony, ma cercate quello più adatto alla vostra fotocamera.

 

 

 

 

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